Il futuro è fatto di possibilità


È ufficiale, diventerò papà!
La prima cosa che mi viene in mente è pensare che sarà una grandissima responsabilità.
Ma concretamente questo cosa vuol dire? Per me significa semplicemente che ogni mia decisione si ripercuoterà sul suo futuro, il futuro del piccolo (grande) Thorsten.

Pur essendo una persona estremamente fortunata, nella mia vita non manca nulla, mi ritengo un “ricercatore accanito di felicità”.
Questo, in breve, significa che non mi accontento mai. Gioisco di quello che ho, che nel paese e nel periodo nel quale vivo, è già molto, ma nello stesso tempo è una mia necessita essere curioso, aperto alle novità a ciò che potrebbe essere meglio.
Finche si crede che il futuro non potrà essere dissimile a ciò che è il presente, o che il presente altrove può essere diverso dal nostro presente qui ed ora, non si andrà lontano. Si sogneranno cose già fatte, posti già visti e frasi già detta. Il visionario DEVE vedere oltre, deve vedere e pensare cose non ancora viste o pensate, è la nemesi della rassegnazione.
Io mi reputo un visionario pragmatico, nulla di più nella di meno.

In questo principio si condensa la mia idea di essere professionista e futuro papà. Condensiamo questo pensiero in un’immagine: pensiamo ad un ingegnere che vede la bellissima macchina da corsa da lui progettata, stupenda e performante, immaginiamo sia la migliore della sua categoria, veloce affidabile ed imbattibile. Ora immaginiamo il volto dell’ingegnere, sorridente e soddisfatto, appagato dal successo…….ma…..ebbene si c’è un ma! Dietro al suo sorriso non c’è la soddisfazione per il capolavoro creato, bensì la soddisfazione per il fatto che sta già progettando un’auto ancora più veloce e performante!

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Elogio all’errore


Innanzitutto buone feste a tutti!
Quello di oggi è principalmente un promemoria per me. È da tempo che ho in mente di scrivere qualcosa su questo, ed le idee da esporre sono sempre più chiare nella mia mente (generalmente confusa)!
Io credo che il mio pensiero si possa riassumere con “lascia sbagliare chi vuoi far crescere”!!!
A presto qualcosa di più chiaro e strutturato!
Ciao!!!

Machine Head e l’amaro in bocca


La grande delusione di novembre ha luogo all’Alcatraz di Milano il 13.11.2011.

Sul palco si esibiscono nell’ordine: Darkest Hour, DevilDriver, Bring Me The Horizon e Machine Head (attesissimi headliner). Parcheggiamo nelle vicinanze del locale milanese ed entriamo alle 18.10 circa. I Darkest Hour hanno appena finito la loro performance e si apprestano a suonare i DevilDriver, band che qualche anno fa aveva forse più notorietà.

Innanzitutto un’evento che inizia domenica pomeriggio alle 17.00 per finire alle 22.30 mi lascia con qualche dubbio, ma questo non è importante. Andiamo oltre! Entriamo, salutiamo tutti prendiamo posto in mezzo gruppi di persone che fumano indisturbate all’interno del locale e qualche dubbio sui suoni comincia a venirci. L’acustica è sporca, confusa, non si capisce bene cosa stia succedendo sul palco. Ma non importa, andiamo avanti!

Arriva il momento degli inglesi Bring Me The Horizon. Qui il protagonista si rivela essere il pubblico. La performance di Oliver Sykes è oggettivamente scandalosa, manca di qualità e di quantità. Il pubblico non perdona, i fischi arrivano subito insieme ai cori inneggianti ai Machine Head. Ora io mi chiedo, ma davvero quei genialoidi fischiettanti pensano che belli tranquilli i BMTH possano uscire e lasciare il palco con un’ora di anticipo ai Machine Head? Devono tornare a casa presto e non vogliono rinunciare a salutare la nonnina che va a letto alle 23? Se la band non piace, e lo sapevano tutti che ci sarebbero stati i BMTH, te ne vai a bere una birra. Ma lo spirito del tifoso di calcio non vive solo negli stadi, no, vive ovunque quattro ignoranti (che purtroppo erano molti più di quattro) si riuniscono. È questo il nostro approccio (nostro inteso come italiano) agli eventi dal vivo?  Ci siamo resi conto che molte band (sia affermate che giovani promesse) evitano l’Italia? Beh, se non ci abbiamo riflettuto facciamolo ora, che non è mai troppo tardi.

Ma cari amici, non è finita! I puristi del metallo che si sono divertiti tanto (grazie a loro, tra un fischio e l’altro, non mi sono goduto neppure il concerto) non erano gli stessi che quando uscì Burn My Eyes dei Machine Head dicevano che non era metal e che anzi, i loro attuali eroi erano degli sfigati? Ragazzi che vergogna!!!

Novembre di soddisfazioni


Ciao a tutti e scusate la latitanza.

Novembre è ormai quasi passato e dall’ultima volta che ho scritto sono successe moltissime cose. Sono riuscito a vedere i nostrani Lacuna Coil (piacevolissima sorpresa), gli Amon Amarth con gli As I Lay Dying e i Septic Flash, Devil Driver con Bring Me The Horizon e Machine Head, Mercenary con Eluveitie e Dark Tranquillity, e gli Amorphis. Il mese inoltre deve ancora finire e all’appello mancano i mitici Morbid Angel.

Cosa chiedere di più dalla vita???

Ora tiriamo le somme. Uno show tra tutti che mi è rimasto in mente è sicuramente quello dei Mercenary e dei Dark Tranquillity. Location favolosa (Live Club di Trezzo), suoni perfetti, pubblico caldo e partecipativo, nonostante le differenze tra le band presenti, inoltre gli svedesi dal vivo sono qualcosa di allucinante. Mi rimane sicuramente la bellissima serata al New Age Club, con Amon Amarth (che non amo) e As I Lay Dying, due band di assoluto rispetto. Una grande sorpresa viene pure dagli Amorphis, altra band che non seguo e che mi è piaciuta tantissimo. Pure in questo caso il New Age si dimostra fantastico, sia per l’acustica che per la gestione dell’evento.

Della mia grande delusione all’Alcatraz ve ne parlerò un altro giorno! Oggi mi voglio bene!

Sick Of It All, una garanzia da 25 anni


Mercoledì 19 ottobre non è un mercoledì come gli altri. Mercoledì 19 ottobre i Sick Of It All tornano in Italia. E questa volta suonano al Bloom di Mezzago.

Quello che i newyorkesi offrono senza mai deludere è pura e semplice positività, in ogni canzone, ogni riff e ogni coro. Una dose di energia incredibilmente positiva che ti pervade e ti accompagna per giorni! La serata ci regala una certezza e due sorprese. La certezza sono proprio loro, il simbolo dell’hardcore. Uno show dei Sick Of It All è sempre una certezza, una festa improvvisata per 400-500 amici. Le sorprese sono state gli olandesi All For Nothing e soprattutto un locale a me (purtroppo) sconosciuto: il Bloom.

Il Bloom è un piccolo locale di Mezzago, in provincia di Milano. Più che un semplice locale si tratta di un circolo culturale veramente interessante. L’acustica è buona, il concerto lo si segue bene, anche se quando è pieno, come nel caso di mercoledì, è difficile vedere bene le band (sarà che no sono particolarmente alto).

Rimaniamo in attesa di ulteriore date, già in programma Danko Jones l’8 dicembre. Nel frattempo il consiglio è di porre attenzione agli eventi del Bloom.

Pain + Engel + Turmion Kätilöt


I Pain sono un gruppo svedese che, scommetto, molti di voi conoscono bene. Il leader della band è Peter Tagtren, già membro degli Hypocrisy. E come mi ricordava qualcuno che ne sa qualcosa (frase sconclusionata, ma a suo modo chiara ahah), il nostro Peter ha trovato il successo con la sua “seconda” (in ordine di importanza) band.

Sta di fatto che per il sottoscritto sia la prima volta sotto il palco dei Pain, mentre è la seconda volta per gli Engel, che in Svezia hanno il loro buon seguito (sono svedesi!!!). Dei finlandesi che aprono la serata non c’è molto da dire, se non che hanno offerto un 10 minuti di folklore e 20 di mediocrità.

La location è il New Age Club, senz’ombra di dubbio uno dei migliori Club italiani per ciò che riguarda la musica dal vivo. L’ambiente è bello, il suono ottimo. Qui vidi circa un anno fa Sick Of It All + Madball e in un’altra occasione Tito & Tarantula. In ognuna di queste serate band, pubblico e locale hanno dimostrato di essere di prima classe. La serata del 14 ottobre non fa eccezione.

Se dovessi trovare un aspetto particolare della performance dei Pain, mi focalizzerei sugli occhi di Tagtren. Durante lo show due cose sono state trasmesse ai partecipanti: il fatto che i Pain si stavano divertendo un mondo, e la passione che pulsa nelle vene del loro leader. È difficile rendere per iscritto una così chiara sensazione…….Peter Tagtren ha “semplicemente” suonato con tutto il cuore! E ditemi voi se questo non è un aspetto degno di nota!!!

Pro Pain – un’esperienza per pochi


Le ultime settimane si sono rivelate più impegnative del previsto. Gli impegni sono stati molti e la musica l’ha fatta da padrona (per mia immensa fortuna). Stasera mi trovo qui a scrivere per condividere con voi una di queste avventure.

Non parlo dei Within Temptation all’Alcatraz, né di Alice Cooper e del suo fantastico show a Padova. Non parlo nemmeno della bellissima serata passata al New Age di Roncade ad ascoltare i Pain e non parlo del devastante show dei Sick Of it All al Bloom di Mezzago (serate della quali scriverò al più presto, promesso).

Stasera voglio parlare di una delle più belle serate della mia vita, in compagnia di una (a parer mio e di pochissimi altri) delle migliori band nel panorama metal degli ultimi 20 anni: i Pro Pain.

La band ha pubblicato in 20 anni un totale di 17 album, alcuni dei quali pietre miliari del metalcore (o heavycore come lo chiama Meskil, voce e basso della band). 20 anni di musica, sincera, cruda e diretta, senza fronzoli. Io ebbi occasione di conoscerli l’anno scorso per la loro data all’UFO di Brunek. Quest’anno come l’anno scorso sono passati dalla nostra penisola per una data unica. La differenza tra l’esperienza del 2010 e quella del 2011 è che all’UFO eravamo circa in 450, mentre al Revolver Club di San Donà di Piave i paganti erano 13. Le riflessioni del caso le lascio fare a voi, anche se prima di trarre conclusioni affrettate vi chiedo di dare un’occhiata alle tappe dei loro tour. Un’evento dei Pro Pain è un pugno in faccia, un concentrato di energia, un evento di tutto rispetto dove i musicisti riescono ad entrare direttamente in te, ti fanno vivere la loro musica, una performance unica e coinvolgente come poche altre (e ve lo dice una persona che di concerti ne vede parecchi).

Ciò che stasera ho letteralmente bisogno di sottolineare è la straordinaria purezza dello show offerto dai Pro Pain. Una band che di fronte a una ventina di persone suona come avrebbe fatto di fronte ad uno stadio pieno dimostra se non altro grande professionalità. Un accenno particolare mi preme farlo a proposito della dedica fatta da Gary Meskil al gruppo nel quale suono (Round7hc), gruppo nato come tributo italiano ai Pro Pain. Quando nel 2010 glielo dicemmo, i Pro Pain si commossero, primo caso di tributo in 20 anni di carriera 🙂

Non mi rimane che cercare di convincervi ad ascoltare qualcosa di questo gruppo se non l’avete già fatto. Su tutti Contents Under Pressure (1996), Fistful Of Hate (2004) e Prophets Of Doom (2005).